C’è un momento, mentre il pesto alla genovese prende forma, in cui capisci che non stai solo preparando un condimento, stai “accendendo” un profumo. E sì, esiste davvero quel dettaglio da nonna che lo rende speciale, non un ingrediente misterioso introvabile, ma un gesto semplice che cambia tutto: proteggere il basilico dall’ossidazione, così il verde resta brillante e il sapore rimane pulito, quasi dolce.
Il vero pesto: cosa lo rende autentico (e perché si sente)
L’autenticità del pesto non è una fissazione, è una questione di equilibrio. Quando gli ingredienti sono quelli giusti, senti subito che ogni nota è al posto giusto: il basilico non sovrasta, l’aglio non graffia, i formaggi non “pesano”.
Gli elementi che fanno la differenza:
- Basilico Genovese DOP, idealmente quello di Prà, con foglie piccole e profumatissime
- Pinoli mediterranei, rotondi e dolci
- Aglio delicato (se trovi quello di Vessalico, è perfetto)
- Parmigiano Reggiano DOP e Pecorino Fiore Sardo DOP, per un mix di dolcezza e carattere
- Olio extravergine ligure, morbido e poco aggressivo
- Sale grosso, quanto basta
Il metodo tradizionale è quello nel mortaio, e non è nostalgia, è tecnica. Pestando, non “triti” e non scaldi, quindi gli aromi restano vivi e il colore non vira al marroncino. Se vuoi approfondire la storia, il contesto e le varianti, la parola chiave è pesto, ma intanto andiamo al sodo.
L’“ingrediente segreto” della nonna: il trucco anti ossidazione
Non è un ingrediente in più, è un modo di trattare il basilico. La nonna, spesso senza chiamarla chimica, aveva capito una cosa: il basilico soffre caldo e aria.
Ecco il trucco più efficace, perfetto soprattutto se usi il frullatore, ma utile anche come mentalità quando lavori al mortaio:
- Sbollenta 2/3 delle foglie per 5 secondi
- Scolale e tuffale subito in acqua e ghiaccio
- Asciugale bene su un canovaccio
- Poi uniscile alle foglie fresche rimaste
Il risultato? Verde intenso, gusto più “pulito”, e un pesto che sembra appena fatto anche dopo qualche ora. Se invece frulli, aggiungi anche un paio di cubetti di ghiaccio nel bicchiere: abbassi la temperatura e salvi il profumo.
Ingredienti (per circa 600 g di pasta)
- 50 g di foglie di Basilico Genovese DOP, lavate in acqua fredda e asciugate
- 80 ml di olio extravergine di oliva ligure
- 50 g di Parmigiano Reggiano DOP grattugiato
- 20 g di Pecorino Fiore Sardo DOP grattugiato
- 20 g di pinoli
- 2 spicchi di aglio (meglio delicato)
- Sale grosso, qualche grano
Metodo (mortaio, come vuole la tradizione)
- Metti nel mortaio aglio e qualche grano di sale grosso, lavora fino a crema.
- Aggiungi i pinoli e pesta finché diventano una pasta uniforme.
- Unisci il basilico a piccoli mazzetti, ruotando il pestello con movimenti ampi, senza schiacciare con rabbia (qui si gioca il profumo).
- Quando il composto è cremoso, aggiungi i formaggi.
- Versa l’olio a filo, mescolando fino a ottenere un’emulsione morbida, mai “calda”.
Metodo veloce al frullatore (senza perdere l’anima)
Se hai poco tempo, puoi farlo, basta rispettare due regole: bassa velocità e temperatura bassa.
- Metti nel bicchiere basilico (anche quello sbollentato), pinoli, aglio e sale.
- Frulla a impulsi brevi, aggiungendo 1 o 2 cubetti di ghiaccio.
- Unisci i formaggi.
- Versa l’olio a filo, frullando il minimo indispensabile.
Come servirlo e far dire “me la dai la ricetta?”
Il pesto dà il meglio con trofie, ma anche con trenette, e se vuoi fare la mossa da vera cucina ligure aggiungi:
- patate a cubetti
- fagiolini sottili
E soprattutto, prima di condire, allunga il pesto con 1 o 2 cucchiai di acqua di cottura: diventa setoso e avvolge la pasta senza impastarsi.
Alla fine, il “segreto” è questo: ingredienti giusti, mortaio se puoi, e quel piccolo gesto da nonna contro l’ossidazione. È lì che nasce il pesto che tutti vogliono copiare.




