Ti è mai capitato di mettere in ordine la casa, sentirti bravissimo per due giorni, e poi ritrovarti punto e a capo? Ecco perché l’idea del metodo giapponese delle 5S mi ha colpito così tanto: non promette magie, promette un sistema. E quando hai un sistema, l’ordine smette di dipendere dalla forza di volontà.
Perché le 5S funzionano (anche fuori dalla fabbrica)
Le 5S nascono in ambito industriale, in particolare nella cultura organizzativa Toyota, dove l’ordine non è “estetica”, è efficienza. Trasportate a casa, diventano un modo sorprendentemente pratico per ridurre attrito mentale, perdite di tempo e quel fastidio continuo di “dove l’ho messo?”.
La cosa che ho notato subito è questa: non si tratta di fare una grande pulizia ogni tanto, ma di costruire un ambiente in cui è più facile restare ordinati che tornare nel caos.
1) Seiri, classificare: il coraggio del “no”
Seiri significa separare ciò che serve da ciò che è superfluo. È il passaggio che cambia tutto, perché finché hai troppo, qualunque ordine è fragile.
Un trucco semplice, che non ti fa impazzire:
- Parti da una categoria sola (esempio: cavi, tazze, cosmetici).
- Chiediti: “Lo uso davvero? Lo ricomprerei oggi?”
- Tieni ciò che è funzionale alla tua vita attuale, non a quella che immagini.
Qui l’obiettivo non è minimalismo estremo, è riduzione intelligente. Meno oggetti, meno manutenzione.
2) Seiton, ordinare: ogni cosa ha un posto (comodo)
Seiton è la fase in cui assegni una casa agli oggetti rimasti. Ma non “un posto qualunque”, il posto giusto.
La regola d’oro è la frequenza d’uso:
- Uso quotidiano: a portata di mano, senza spostare altro.
- Uso settimanale: facilmente accessibile, ma non in prima linea.
- Uso raro: più in alto, più in basso, o in contenitori dedicati.
Immagina la cucina: se la moka è un rito quotidiano, non dovrebbe vivere dietro a tre pentole. Metterla davanti è un gesto piccolo che però ti fa risparmiare tempo e micro-stress, ogni giorno.
3) Seiso, pulire: la pulizia come “rivelatore”
Seiso non è solo pulire, è tenere gli spazi in una condizione tale da non nascondere i problemi. In un ambiente pulito ti accorgi subito se qualcosa “non torna”: una perdita, un accumulo, un punto che si sporca sempre.
È quasi una forma di diagnosi domestica. E ha un effetto collaterale bellissimo: quando pulire è rapido (perché c’è meno roba in giro), lo fai più volentieri.
Per renderlo sostenibile:
- Micro-sessioni da 5 minuti.
- Un panno e uno spray sempre raggiungibili.
- “Pulisco mentre uso”, per esempio il piano cucina subito dopo aver cucinato.
4) Seiketsu, sistematizzare: trasformare l’ordine in routine
Seiketsu è il passaggio che separa chi “ha fatto ordine” da chi “vive nell’ordine”. Qui crei standard semplici, ripetibili, quasi automatici.
Esempi pratici di routine:
- 2 minuti la sera: rimettere in posizione gli oggetti “fuori posto”.
- 10 minuti il sabato: controllo rapido di una zona (ingresso, bagno, scrivania).
- Una regola per gli acquisti: “entra uno, esce uno”, soprattutto per vestiti e accessori.
In fondo è una piccola applicazione domestica del pensiero Toyota, cioè rendere i processi leggeri e replicabili.
5) Shitsuke, disciplinare: la parte più difficile (e più potente)
Shitsuke è la disciplina nel lungo periodo. E sì, qui si inciampa spesso. Non perché manchi la voglia, ma perché la casa è un sistema vivo: persone, abitudini, imprevisti.
Per non farlo diventare un peso:
- Coinvolgi tutti con regole chiare, poche e concrete.
- Evita “soluzioni perfette” difficili da rispettare.
- Fai un check mensile, senza giudizio, solo per aggiustare.
La disciplina non è rigidità, è coerenza. Ed è proprio quella coerenza che rende le 5S un metodo circolare: torni a classificare, riordini, pulisci, standardizzi, rinforzi, e ogni giro diventa più semplice.
Il punto chiave: il metodo è circolare, non una maratona
La promessa reale delle 5S non è una casa da copertina, è una casa che ti sostiene. Uno spazio più funzionale, in cui trovi le cose al primo colpo, pulisci senza fatica e senti meno rumore mentale.
Quando lo capisci, succede qualcosa di strano: l’ordine smette di essere un progetto, e diventa un modo di vivere la casa. E quella serenità, alla fine, è il vero risultato.




