C’è un momento, tra il tintinnio dei bicchieri e l’ultimo conto alla rovescia, in cui molte tavole italiane si assomigliano tutte: spunta il cotechino con lenticchie, fumante, rassicurante, quasi “obbligatorio”. E no, non è solo perché è buono. A Capodanno questo piatto porta con sé una promessa antica, una specie di augurio che si mangia.
Un rito che sa di casa (e di buon senso)
Se ci pensi, l’idea è geniale: a fine dicembre fa freddo, si sta a lungo seduti, e servono piatti caldi, energetici e capaci di sfamare una compagnia numerosa senza ansia da timing. Ecco perché il cotechino con lenticchie è diventato un classico del cenone di fine anno: si prepara con calma, profuma la cucina, si serve con facilità.
Ma il vero motivo per cui resiste, anno dopo anno, è il suo significato: fortuna, abbondanza e prosperità. Non un concetto astratto, proprio un messaggio concreto, “che il nuovo anno sia pieno”.
Lenticchie: piccole monete nel piatto
Le lenticchie sono il cuore simbolico della tradizione. Rotonde, piccole, compatte, ricordano davvero delle monetine. E questa somiglianza non è una fantasia moderna: già nell’antica Roma le lenticchie erano considerate un legume prezioso, legato alla buona sorte e agli investimenti, quasi come se mangiarle fosse un modo per “allenare” la prosperità.
Nel Medioevo poi l’associazione si rafforza: le lenticchie portafortuna entrano nei riti domestici, tra superstizione e buon senso contadino. L’idea, semplice e potente, è questa: più lenticchie mangi, più “monete” chiami a te. E anche se oggi sorridiamo, sotto sotto ci piace continuare a crederci.
Un dettaglio curioso che rende tutto più credibile: le lenticchie aumentano di volume in cottura. È come vedere l’abbondanza materializzarsi. Non è magia, è cucina, ma l’effetto sul cuore è simile.
Cotechino: l’abbondanza contadina, senza sprechi
Il cotechino, invece, racconta un altro pezzo di storia, quello della civiltà rurale. Il maiale era una risorsa fondamentale, e non si buttava via nulla. Da qui nascono preparazioni ricche, robuste, pensate per durare e nutrire: il cotechino, grasso al punto giusto, è un concentrato di energia e di festa.
Simbolicamente evoca:
- abbondanza, perché è un cibo “ricco” per definizione,
- ciclicità, perché il maiale rappresenta da sempre il ciclo della vita contadina, tra allevamento, conservazione, inverno,
- benessere, perché avere carne e insaccati significava aver superato la stagione dura.
In molte zone d’Italia, a fare coppia con le lenticchie c’è anche lo zampone. Cambia la forma, non cambia il messaggio.
Perché proprio a mezzanotte (o il primo gennaio)
C’è chi lo serve appena dopo la mezzanotte, come sigillo del nuovo anno, e chi preferisce il pranzo del 1° gennaio, quando ci si sveglia con calma e si vuole un augurio più “stabile”, meno festaiolo. In entrambi i casi, l’idea è propiziatoria: iniziare l’anno con i simboli giusti, un po’ come appendere un talismano, ma molto più gustoso.
E se ti stai chiedendo se sia davvero una tradizione “seria”, la risposta è sì: è un piccolo rito popolare, un frammento di tradizione che si è trasformato in abitudine familiare.
Ingredienti (per 4-6 persone)
- 1 cotechino (circa 500 g-1 kg)
- 300-400 g lenticchie secche
- 1 cipolla
- 2 carote
- 2 gambi di sedano
- Brodo vegetale (quanto basta)
- Olio extravergine d’oliva, sale, pepe
- 1-2 foglie di alloro
- Prezzemolo (facoltativo)
Metodo
- Prepara le lenticchie: sciacquale e, se vuoi una cottura più uniforme, lasciale in ammollo in acqua fredda per circa 2 ore.
- Cuoci il cotechino: mettilo in acqua fredda, porta a bollore e cuoci per 1-1,5 ore (seguendo anche le indicazioni in etichetta). Deve risultare tenero ma compatto.
- Soffritto profumato: trita cipolla, carota e sedano, falli andare in padella con olio EVO finché diventano morbidi.
- Lenticchie in cottura: aggiungi le lenticchie scolate, copri con brodo, unisci l’alloro, cuoci coperto 20-30 minuti, finché sono tenere ma non sfatte. Regola di sale e pepe.
- Servi come da rito: affetta il cotechino e adagialo su un letto di lenticchie. Un filo d’olio e, se ti piace, prezzemolo tritato.
La tradizione oggi: varianti sì, significato intatto
C’è chi aggiunge spezie, chi sfuma col vino, chi rende le lenticchie più cremose o le lascia “in brodo”. Va benissimo. L’importante è che resti chiaro il cuore della storia: in quel piatto non stai solo cenando, stai dicendo “che questo anno mi trovi pronto, pieno, fortunato”. E in fondo, iniziare così non sembra affatto una cattiva idea.




