C’è sempre un momento, quando si parla delle città italiane più visitate, in cui pensi di sapere già tutto. Poi guardi i numeri del 2026 e spuntano le sorprese, quelle che non ti aspetti, quelle che ti fanno dire: “Aspetta, davvero così tanta gente sta andando lì?”
I “grandi classici” restano in cima (e non è un caso)
Se consideriamo gli arrivi turistici stimati per il 2026 (dati Travel365), la vetta non cambia: l’Italia continua ad avere quattro calamite potentissime, capaci di attirare flussi costanti in ogni stagione.
| Città | Arrivi turistici 2026 (circa) | Perché funziona sempre |
|---|---|---|
| Roma | 37,2 milioni | Patrimonio, iconografia, eventi, “una volta nella vita” |
| Venezia | 12,6 milioni | Unicità assoluta, romanticismo, crociere, fotografia |
| Milano | 12,4 milioni | Business, moda, design, concerti, weekend rapidi |
| Firenze | 8,9 milioni | Arte compatta, musei, atmosfera, gite in Toscana |
Roma domina con un distacco che impressiona. Venezia e Milano si contendono il secondo posto, mentre Firenze resta stabilmente nella fascia alta. In pratica, queste città sono un “pilota automatico” del turismo: attrazione internazionale, collegamenti, strutture ricettive, e quel passaparola che non smette mai.
Ma è proprio qui che entra in gioco la parola chiave del 2026: sorprese.
Le sorprese del 2026: chi sta guadagnando terreno
Accanto alle regine, si vede un movimento interessante, quasi come se tanti viaggiatori avessero deciso di cercare un’Italia più respirabile, senza rinunciare a cultura e bellezza.
Tra le città in crescita e sempre più chiacchierate troviamo:
- Bologna, che unisce cultura e gastronomia con una naturalezza disarmante, e in più si gira benissimo a piedi.
- Napoli, magnetica, intensa, sempre più presente nelle liste di viaggio, anche grazie a musei, waterfront e gite nei dintorni.
- Torino, che sta vivendo una stagione di riscoperta, tra musei, caffè storici, cinema e una scena culinaria molto più vivace di quanto ci si aspetti.
E poi ci sono le mete “alternative” che nel 2026 stanno beneficiando di attenzioni nuove, spesso accese da articoli e classifiche internazionali:
- Genova, segnalata come tappa da non perdere, ideale se ami porti, caruggi, panorami e un centro storico vero.
- Mantova, indicata come alternativa elegante e meno affollata, perfetta se cerchi Rinascimento senza l’ansia da folla.
- Lecce, che continua a sedurre con il barocco, la luce e la vicinanza al mare.
- Treviso, sorprendente per ritmo lento, ciclabili, vino e piazze vissute.
- Reggio Calabria, che intercetta chi vuole natura, mare e un Sud meno prevedibile.
Il punto non è che Roma o Venezia “perdano”, tutt’altro. È che cresce la voglia di una seconda scelta, spesso più personale.
Perché proprio queste città stanno esplodendo (e cosa c’entra lo “stress da folla”)
C’è una dinamica semplice, che ho visto ripetersi: molti viaggiatori arrivano in Italia con un sogno classico, ma poi cercano un posto dove sentirsi davvero dentro la città, non solo in coda. È qui che entra la questione del sovraffollamento, che nel 2026 pesa sempre di più sulle decisioni.
Le città emergenti funzionano perché offrono tre cose insieme:
- Esperienze autentiche (mercati, osterie, quartieri vissuti).
- Accessibilità (treni, aeroporti vicini, weekend facili).
- Un’immagine nuova (social, stampa estera, eventi culturali).
E in più hanno un vantaggio psicologico enorme: ti fanno sentire “scopritore”, anche se non sei il primo ad arrivarci.
Come scegliere la tua prossima meta nel 2026 (senza sbagliare)
Se vuoi un criterio pratico, prova così:
- Vuoi icone e non ti spaventa la folla? Scegli Roma, Venezia, Firenze, e magari pianifica orari intelligenti.
- Vuoi un mix tra città e gusto? Punta su Bologna o Torino.
- Vuoi mare, energia e stratificazioni culturali? Napoli e Genova ti ripagano.
- Vuoi bellezza “da cartolina” ma a volume più basso? Mantova, Treviso, Lecce.
Alla fine, la risposta è netta: nel 2026 le più visitate restano Roma, Venezia, Milano e Firenze, ma le vere sorprese sono le città che stanno trasformando la curiosità in flussi reali. E il bello è che, scegliendole, ti porti a casa un’Italia che sembra ancora tutta da raccontare.




