Come riconoscere le castagne commestibili da quelle matte: scopri la credenza popolare

Quante volte, passeggiando sotto un viale ombroso, mi è capitato di vedere quelle “castagne” perfette, tonde, lucidissime, quasi da vetrina, e pensare, per un attimo, “questa sì che dev’essere buona”. Ecco il punto: proprio quella bellezza può essere la trappola. Per riconoscere le castagne commestibili da quelle matte, la credenza popolare “se è lucida è buona” non solo è imprecisa, ma può diventare pericolosa.

La credenza che inganna: “bella e lucida = buona”

Nell’immaginario comune, la castagna migliore è spesso quella più “presentabile”, grande, liscia, senza difetti. Peccato che le castagne matte, cioè i semi dell’ippocastano, siano spesso le più tonde e brillanti. Sono quelle che ti fissano da terra come biglie marroni, soprattutto in città.

Il trucco, quindi, è cambiare occhiali: non guardare solo il frutto. Guarda albero, foglie e riccio. Sono loro che raccontano la verità.

Prima domanda: dove sei, bosco o viale?

Un primo indizio è quasi narrativo, come una scena.

  • Se sei in collina o montagna, su sentieri, margini di bosco e zone rurali, è più probabile incontrare il castagno.
  • Se sei in parchi cittadini, giardini, viali alberati, davanti a scuole o condomìni, spesso l’albero è un ippocastano, scelto perché ornamentale e generoso d’ombra.

Non è una regola assoluta, ma aiuta. E già qui si capisce perché tanti si confondono: in città le “castagne” cadono a decine e sembrano un invito.

Foglie: la differenza più facile (se alzi lo sguardo)

Quando vuoi una conferma rapida, guarda le foglie. È come riconoscere una firma.

  • Castagno (commestibile): foglie singole, lunghe e lanceolate, con margine seghettato.
  • Ippocastano (matte): foglie composte a palmo, come una mano aperta con più “dita” che partono dallo stesso punto.

Se impari questo, sei già a metà strada. E, tra l’altro, l’ippocastano è legato anche all’idea di ornamento urbano, più che alla raccolta alimentare.

Riccio e involucro: qui non si bara

Il vero “interrogatorio” lo fa il riccio, o meglio, l’involucro.

Castagne commestibili (castagno)

  • Riccio marrone a maturazione.
  • Aculei molto fitti, lunghi e davvero pungenti.
  • Dentro, spesso trovi 2–3 frutti.

Castagne matte (ippocastano)

  • Capsula spesso più verde.
  • Spine rade, più corte, meno pungenti, quasi “decorative”.
  • Di solito contiene un solo seme.

Se hai in mano un involucro con poche punte e ti sembra quasi “innocuo”, fermati: è un campanello d’allarme.

Il frutto: lucido sì, ma guarda il “ciuffo”

E arriviamo al dettaglio che le tradizioni locali ripetono da sempre, perché funziona: il ciuffo.

Castagna commestibile

  • Spesso più piccola.
  • Forma più allungata, non perfettamente sferica.
  • Ha un piccolo “ciuffo” sommitale (un apice leggermente peloso).

Castagna matta

  • Spesso più grossa e molto tonda.
  • Superficie liscia e lucidissima.
  • Talvolta con lati un po’ schiacciati.
  • Niente ciuffo in cima.

Quindi sì, la più lucida può essere proprio quella da lasciare dov’è.

Odore e sapore: il test che non dovresti fare

Qualcuno dice: “la assaggio e capisco”. È vero che le matte risultano amarissime, e che in bollitura possono fare un odore sgradevole. Ma non è un gioco: non è un test consigliabile.

Le castagne matte contengono saponine irritanti e non sono commestibili, né crude né cotte.

Perché è importante: non è solo una “castagna sbagliata”

Confonderle non significa rovinare una padellata, significa rischiare sintomi come:

  • nausea
  • vomito
  • diarrea
    e, nei casi più seri, un vero avvelenamento intestinale con possibili complicazioni.

Mini guida finale, quella che ti salva la passeggiata

Se vuoi una regola semplice, da ricordare al volo:

  1. Riccio fittissimo e pungente + ciuffetto sulla castagna = castagna buona (castagno).
  2. Capsula poco spinosa + castagna tonda, liscia, molto lucida, senza ciuffo, trovata in viali e parchi = castagna matta (ippocastano), da non mangiare.

La credenza popolare, alla fine, non era del tutto sbagliata, aveva solo scelto il dettaglio sbagliato. Non è la lucentezza che devi inseguire, ma i particolari che non si inventano: foglie, riccio, ciuffo. E da lì, non ti freghi più.

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